| E' l'album Californication (1999) che fa salire i Red Hot Chili Peppers alla ribalta dei giornali e delle TV di tutto il mondo grazie ai suoi 9 milioni di copie vendute. In realtà i Red Hot avevano raggiunto un successo ancora maggiore otto anni prima, con Blood Sugar Sex Magik, l'album che segnò l'esordio del chitarrista John Frusciante. I Peppers nascono però molto prima di questi due dischi.
Il cantante Anthony Kiedis (Grand Rapids-Michigan,1962) ed il bassista Michael Balzary (in arte Flea, (Melbourne-Australia,1962) erano amici nella Fairfax High School già all'età di 16 anni. Flea aveva fondato gli Anthem, insieme al chitarrista Hillel Slovak (Haifa-Israele,1962) e al batterista Jack Irons (California,1962). Quando Anthony decide di entrare nella band, il nome viene tramutato in Red Hot Chili Peppers. Slovak e Irons però avevano lavorato per gli Anthem molto a lungo, e quando i Red Hot firmano il primo contratto con la Emi nel 1982, i due decidono di abbandonare il nuovo gruppo continuando col loro progetto, rinominato "What is this?". Al loro posto, nell'omonimo album di esordio, sono presenti Jack Sherman alla chitarra e Cliff Martinez alla batteria.
The Red Hot Chili Peppers esce nel 1984, preceduto dal singolo Out in L.A. (il primo brano inciso dal gruppo) e riscuote un discreto successo negli Stati Uniti soprattutto grazie a "True men don't kill coyotes" e "Get up and jump". Il fallimento del progetto "What is this?" porta al rientro dei due componenti originali nella band, che nel 1985 produce il suo secondo album, Freaky Styley, album che, pur non rappresentando il meglio dell'espressione del gruppo californiano, regala ai Peppers una certa notorietà anche fuori dagli States ("Freaky styley" e "Jungle man" sono i due singoli estratti dall'album). Gli anni che seguono sembrano aprire la strada verso il declino della band, nonostante il crescente successo: Anthony e Hillel perdono evidentemente il controllo delle proprie vite, e la loro dipendenza dalle droghe inizia a ripercuotersi sulla musica del gruppo. In particolare, il chitarrista inizia ad avere gravi problemi di salute e non è raro che nei concerti sbagli le note o dimentichi i brani da eseguire.
Nel 1987 il terzo album, The Uplift Mofo Party Plan, è piuttosto controverso: la EMI impone che il titolo del brano "Party on your pussy" venga cambiato in "Special secret song inside" e che i testi vengano esclusi dal libretto. "Fight like a brave" e "Me & my friends" sono comunque due hit di gran successo, insieme a "Behind the sun", il cui video imperversa su Mtv. Nell'album è anche presente la cover di "Subterranean homesick blues" di Bob Dylan. I Peppers sono negli USA ormai un fenomeno che va oltre il fatto musicale,e si impongono soprattutto per la loro immagine di band irriverente e distruttiva. Ma le condizioni di Slovak continuano a peggiorare, e la band inizia a pensare al licenziamento del chitarrista. Intanto, all'inizio del 1988, esce Abbey Road EP, raccolta di 4 brani più la cover di "Fire" di Jimi Hendrix, la cui copertina mostra la band nella famosissima imitazione dei Beatles, con i calzini a coprire i genitali come unico indumento.
Ma il 27 giugno Hillel Slovak muore di overdose. La band sembra irrimediabilmente destinata al temine: Jack Irons incolpa il mondo della musica per la morte dell'amico e rifiuta di avere contatti col mondo esterno (andrà poi in una casa psichiatrica prima di diventare, nel 1995, il batterista dei Pearl Jam); Kiedis si rifugia in un piccolo paesino del Messico per disintossicarsi, ed è soltanto grazie a Flea che il gruppo continua a vivere: il bassista convince Anthony a ricominciare in nome dell'amico defunto, ed al suo posto nel gruppo fa il suo ingresso il diciottenne John Frusciante (New York, 1970). John era un accanito fan del gruppo, e Anthony e Flea lo avevano accompagnato a un provino per entrare nei Thelonious Monster: "John era un perfetto clone di Hillel", racconta Anthony "non solo per come suonava, avendo assimilato l'immensa tecnica del suo idolo, ma anche per come si presentava e si muoveva sul palco". Da quel provino John Frusciante uscì come chitarrista dei Red Hot Chili Peppers. "Sostituire il batterista era una cosa difficilissima", confessa Flea. "In uno dei tanti noiosissimi giorni di selezioni entra Chad Smith (St.Paul-Minnesota, 1962): sembrava un idiota con quella bandana tra i capelli e la maglietta dei Metallica addosso!". Anthony continua: "Stavamo già per dire: Avanti il prossimo!, quando ha iniziato a suonare. Lo studio fu improvvisamente tempestato da un'orda di gorilla psichedelici: sembrava un pazzo mentre suonava la batteria e urlava a pieni polmoni".
Il quartetto è finalmente ricomposto e dopo solo pochi mesi l'album Mother's Milk è pronto (preceduto dal singolo "Knock me down", dedicato al chitarrista scomparso; nell'album è presente anche la cover di "Higher Ground" di Stevie Wonder). E' il 1989, e per Red Hot ritorna il successo; l'album vende 500.000 copie e la band decide di puntare anche sul mercato europeo lasciando la vecchia casa discografica per passare alla Warner.
Ma è il 1991 l'anno d'oro dei Peppers: Blood Sugar Sex Magik contiene 17 brani, tutti registrati dal vivo, ed è quattro volte disco di platino. "Give it away" vince il Grammy come best hard rock track, "Under the bridge" è il ricordo per Anthony della sua vita segnata dalla droga a L.A. qualche anno prima, i singoli "I could have lied", "Breaking the girl" e "Suck my kiss" insieme alla titletrack segnano la nascita di un nuovo genere musicale: è il crossover, incrocio di generi musicali diversissimi tra di loro e fino a quel momento mai sperimentati insieme, e segna la fine dell'hardcore come genere monotematico dittatore della cultura underground.
In Blood Sugar Sex Magik punk e hardcore si alternano all'hip hop o ai ritmi in levare, allo ska e all'hard rock. Inizia così un immenso tour mondiale lungo tutto il 1992, ma il 7 marzo, durante una tappa in Giappone, John Frusciante dà l'annuncio del suo ritiro: "Non posso rimanere più con la band, ho raggiunto uno stato in cui non riesco a rendere giustizia a quello che ho creato. Non riesco più a dare alla band quello che sono tenuto a dargli... semplicemente dite al mondo che sono impazzito". Flea più tardi dirà che John non andava d'accordo con la casa discografica, che lo aveva ingiustamente ecluso dalla copertina dell'album. Arik Marshall conclude il tour alla chitarra. Dopo l'uscita di What Hits!?, raccolta di diciassette brani storici più "Show me your soul", dalla colonna sonora del film "Pretty Woman", nel 1994 il nuovo chitarrista è Dave Navarro (Santa Monica-California, 1967), ex Jane's Addiction. Un anno dopo è pronto il nuovo lavoro, One Hot Minute, sicuramente più commerciale del precedente, con gli hit "Aeroplane" e "My friends" (scritta da Anthony in onore dell'amico River Phoenix, morto nel 1993), e il capolavoro di Flea, "Pea", che gli vale il titolo di Best bass player del 1996. Nel '96 esce anche il singolo "Love rollercoaster", nella colonna sonora di "Beavis and butthead do America".
Verso la fine del 1997 John Frusciante è ricoverato in ospedale per abuso di droghe: i Red Hot corrono al suo capezzale. E' un segno del rientro del parzialmente disintossicato chitarrista, annunciato ufficialmente il 22 aprile del 1998, insieme all'uscita, entro un anno, del nuovo lavoro, Californication. L'album si rivela un top seller, ed è subito nei top 5 album sia in USA che in Inghilterra. Le copie vendute sono più di nove milioni, e dall'album sono estratti cinque fortunatissimi singoli: "Scar tissue", "Around the world", "Otherside", "Californication" e "Road trippin". L'ennesimo tour mondiale è coronato dalla presenza a Woodstock e dal concerto nella Piazza Rossa a Mosca, che rappresentano due dei maggiori eventi musicali degli anni '90. Nel 2000, a completare l'opera, la raccolta Best of, aspettando un nuovo lavoro, all'inizio del 2002, con la band che ha finalmente ritrovato il suo assetto grazie a Frusciante, e non sembra intenzionata a lasciarlo per niente al mondo.
Dopo gli oltre 9 milioni di copie vendute in tutto il mondo con Californication, i Red Hot Chili Peppers tornano con By The Way (2002), sedici tracce che però risentono della banalità abissale in cui è caduto tutto il gruppo. Sicuramente c'è da dire che questo non è un lavoro innovativo del gruppo di Los Angeles. Dopo il rientro di John Frusciante e il successo esplosivo di "Californication" la band sembra ormai essersi creativamente spenta ed è difficile decifrare quale sia, in fondo, la causa di tutto ciò. Ma più che le cause del calo dei Red Hot Chili Peppers, noi possiamo misurarne gli effetti: "By the way" è l'estremizzarsi della carenza di ritmicità che già pervadeva "Californication", anche se, in quest'ultimo, molti pezzi ricordavano le già dimenticate atmosfere funk-rock. L'atmosfera generale del disco è uniforme e inusualmente pulita; come se fosse stato studiato per una pacatezza da supermercato, si potrebbe quasi definirlo una sorta di ripresa, in chiave smorzata, o addirittura una degenerazione, dellla pop-art. Tuttavia i Peppers continuano a lanciare messaggi di "californicazione"; come per esempio con "Throw away your television" (uno dei pochi pezzi degno di nota), paradossalmente rimanendo fagocitati dalla spirale mortale del commercio. Kiedis è sempre votato al sentimentalismo, il quale però è tristemente meno incisivo rispetto alla spontaneità "sessuale" dei lavori precedenti. Flea sembra essersi ridotto alla solita effettistica con cui si è sempre distinto in passato, ma questa volta senza mai spiccare, come invece ogni tanto faceva anche nell'album precedente. Ritmiche più serrate e complesse "sfruttavano" decisamente meglio la tecnica di Smith. Frusciante, dal canto suo, colma ancora le distensioni armoniche con il suo falsetto psichedelico, tuttavia i suoi soli non sono più un piccolo viaggio di colori forti, ma sembrano un semplice "riempimento" votato alla non-creatività del dio denaro. Pezzi apprezzabili per la loro aggressività "speziata-ma-non-troppo" sono i due singoli "By the way" e "Can't stop", che risultano privi di sapore per chi era abituato a peperoncini caldi e rossi nelle orecchie. Se quest'album strizza un occhio alle vette delle classifiche, di sicuro chiude l'altro di fronte alla sincerità devastante di quella che era la musica dei Red Hot Chili Peppers.
By The Way ha fatto molte vittime. Ha sfiduciato tutti i vecchi ascoltatori di funk rock, ha allontanato quasi definitivamente una parte di pubblico, prendendosi però una fetta di mercato molto ampia: gli adolescenti. Questi ora sono i Peppers. Un gruppo di quarantenni (Frusciante ci perdoni), alle prese con la rilassatezza della vita, incapaci di ripensarsi attori di una musica che non suonano (suoneranno?) più.
A sancire il definitivo addio alla scena "alternative" americana ci pensa il Greatest Hits (2003, Warner). Si riesce a capire e giustificare la Warner, che vuol battere il ferro quando ancora è caldo, spremendo dal quartetto californiano quanti più dollaroni possibile. A livello musicale (ed è questo il piano che ci compete) ci ritroviamo di fronte all'ennesima delusione; ma non è la scelta dei brani, che è di per sé arbitraria (anche se mettere 2 canzoni di un album uscito l'anno prima fa pensare), ma degli inediti: "Fortune Faded" e "Save The Population". Il primo ha una genesi lunga e una gestazione travagliata; nasce come una perfetta sintesi tra anima funk rock e anima melodica nel 2001, ma nel giro di 3 anni ce la ritroviamo trasformata in una hit da superproduzione pop. Di "Save The Population" è forse meglio non parlare. Un merito ce l' ha questa raccolta: riporta in luce un gioiellino del periodo d'oro dei Peppers, quella "Soul To Squeeze" rimasta occultata per anni come b-side. Ora trova la giusta ribalta, il giusto palcoscenico e la giusta riconoscenza.
Per non farci mancare nulla, nel 2004 esce un disco dal vivo. Il Live In Hyde Park (2004, Warner) è una registrazione del meglio di tre concerti consecutivi tenuti nell'estate del 2004 dai Red Hot Chili Peppers nel più grande parco di Londra. Kiedis e compagni sono allo zenith della loro fama, e riescono a richiamare 250,000 persone. Tra vecchi brani ("Give it Away", "Under The Bridge"), cover (persino "Black Cross" dei 45 Grave) e inediti ("Rolling Sly Stone" e "Leverage Of Space") l'album suona quanto meno autentico e nonostante la presenza dei soliti brani, rimane la certezza che i Red Hot Chili Peppers almeno dal vivo riescano ancora ad offrire qualcosa. L'inedito "Rolling Sly Stone", omaggio al gruppo di Mick Jagger e a Sly Stone, cerca di trovare la via di mezzo tra il passato e il nuovo corso, mentre "Leverage Of Space" affossa ogni tipo di speranza per il futuro compositivo della band.
Stadium Arcadium (2006) è il nono lavoro in studio della band.
L'auspicio ora è che si sia giunti finalmente alla conclusione di un infausto capitolo della ventennale storia dei Red Hot Chili Peppers, sperando che se ne apra uno migliore.
John Frusciante: fuga solitaria
Parallelamente ai Red Hot Chili Peppers, John Frusciante si costruisce una vita artistica nuova, diversa, personalissima. Siamo nel 1991, durante le sessions di registrazione di Blood Sugar Sex Magik, quando Frusciante matura l'idea di dedicarsi a qualcosa di proprio, qualcosa che esprima esattamente il suo stato d'animo, qualcosa non filtrato dalle personalità di altri diversi da lui, qualcosa di autentico.
Una chitarra, un registratore amatoriale e poco altro. Sono questi gli strumenti tecnici usati per il primo album solista Niandra LaDes - Usually Just A T-Shirt (1995, American). Più complesso il parto, che il prodotto finito. Incuriosito e stimolato da quello che gli stava intorno, dalla musica che ascoltava e da quel glam strisciante che si sentiva un po' addosso, progetta un concept album con un personaggio "femminile/maschile" che compare anche in copertina: Niandra LaDes appunto. E' chiara l'influenza dello Ziggy Stardust di Bowie. L'idea è pretenziosa, forse troppo per un ragazzo ventenne che ha mangiato punk, funk e metal per tutta l'adolescenza. Le idee "musicali" e "melodiche" certamente non gli mancano e, abbandonato sul più bello il progetto ciclico del concept, sforna un disco doppio quanto meno nel numero delle canzoni presenti nella tracklist: 25. Una prima parte più completa, con canzoni che sembrano studiate per avere un inizio e una fine: "As Can Be", "My Smile Is A Rifle", "Curtains", "Been Insane" sono soltanto alcuni dei brani che contengono in sé il tipico tocco di chitarra frusciantesco, quel tocco che ha instaurato un legame profondo tra lui e i suoi estimatori. La voce stonata, ubriaca, grezza si smaterializza in un falsetto fanciullesco, proprio come certi temi bambineschi dei suoi brani, proprio come quelle voci inserite in "Untitled #8" o il Frusciante bambino che canta "Untitled #9", proprio come quella dedica dell'album a Clara, figlia piccola dell'amico Flea. In Niandra Frusciante esalta il suo lato debole, fragile, femminile, ambiguo, portando su disco anche tutti i malumori e un malessere di vivere tipico del drogato, dell'homeless non convinto. Registrato in casa con un registratore amatoriale. Lui solo, con chitarra, qualche foglio per abbozzare qualche frase sconclusionata, e tanta, tanta droga. "Your Pussy' s Glued To A Building On Fire" è il pezzo più compiuto della prima parte dell'album e forse anche uno dei più riusciti. La voce rotta dalla droga dipinge una melodia disperata con una chitarra che passa da semplici accordi d'accompagnamento ad assoli distorti. La seconda parte del disco è quella "No Named": tutte le canzoni sono appunto senza titolo, presentate solo con la dicitura "Untitled". La scelta di non dare un titolo rispecchia la natura approssimativa del progetto; sono abbozzi di melodie, ipotesi di canzoni, incompiuti brani che girano intorno talora ad un riff azzeccato, talaltra a una melodia. In questo mondo immerso nella "non compiutezza" riescono ad emergere un paio di brani davvero interessanti: "Untitled #3" e "Untitled #11". La prima è una semi ballata acustica di poco meno di due minuti con un riff rallentato e con una coda parlata rauca, ubriaca e distorta; la seconda ha un incipit strumentale/noise e un seguito più melodico con un giro di accordi accattivante. (Messo da parte il bambino, Frusciante mette in scena un nuovo personaggio: il drogato. Non è una maschera o un nuovo personaggio da interpretare, è semplicemente se stesso. Un uomo disperato e distrutto)
John Frusciante inizia la sua discesa agli inferi: si rinchiude per mesi in casa, trascorrendo giornate anonime tra droga e musica. Stanco di tutto, del successo, degli amici, si allontana anche dal suo unico e vero amore: la musica. Taglia i ponti con il mondo, inizia a dipingere vivendo di rendita. E' un tossicodipendente quasi irrecuperabile, 8 overdose da cui esce fortunatamente vivo. Per pagarsi l'eroina decide di rimettersi a strimpellare la chitarra e con l'aiuto degli unici amici rimasti (tra cui Johnny Depp) rilascia quello che è a tutti gli effetti il suo secondo album: Smile From The Streets You Hold (1997, Birdman). Il disco è orrendo e cacofonico. Si respira la malattia, la sofferenza, la totale spersonalizzazione di un uomo che fino a poco tempo prima sembrava in grado di vivere. La droga ha rapito la sua anima; Frusciante finisce in un vortice di paranoie e allucinazioni. Le canzoni del disco sono l'esatta trasposizione musicale di un uomo alla fine della sua vita, stanco di alzarsi alla mattina, stanco di guardare il cielo. E' musica distruttiva, feroce, graffiante, priva di catarsi. Un musicista allo sbando, senza soldi, ma purtroppo senza nemmeno la gioia di suonare, e questo è il vero limite del disco; non ci sono momenti ispirati, ci sono solo frammenti di una vita a pezzi, sono cocci del vaso della vita rotto dalla dipendenza dalla droga. Ascoltare "Smile From The Streets You Hold" è ascoltare il delirio di un malato di mente allo zenith della sua psicopatia.
Dopo 4 anni di autoesilio volontario e di autodistruzione, John Frusciante decide di curarsi, di iniziare la lunga battaglia per disintossicarsi; si ricovera in un ospedale specializzato e grazie all'aiuto di alcuni amici riesce a vincere la battaglia più importante della sua vita. Ora può dedicarsi di nuovo ai Red Hot Chili Peppers e al contempo ricominciare a scrivere qualcosa di suo. Nel 2001 esce To Record Only Water For Ten Days (2001, Warner). L'album è ancora una registrazione casalinga, ma questa volta si intuisce un'evoluzione compositiva e, soprattutto, compaiono degli acerbi tentativi di arrangiamento. Alla chitarra acustica si aggiunge il synth, vero e proprio animatore di molti brani del disco. Per la prima volta in un album di Frusciante, le canzoni hanno un loro inizio, un loro sviluppo e una loro fine; forse proprio per questo motivo le iniziali "Going Inside", "Someone' s", "The First Season" e "Away & Anywhere" sono tra i migliori episodi fin qui composti. Si tratta di un rock lo-fi cantautorale che ha le sue origini in Syd Barrett e Nick Drake, un suo proseguo attraverso i lavori di Daniel Johnston, e una sua conclusione con gli innumerevoli progetti di indie rock lo-fi che crescono come funghi al giorno d'oggi. A questo si aggiunga la passione per la musica dei Depeche Mode, rivivibile proprio in questo album di synth pop. Le melodie e i riff di chitarra sono l'arma di Frusciante; le cose gli riescono particolarmente bene, e una più serena esistenza toglie quella malinconia depressiva che era stata, fino ad ora, il suo marchio di fabbrica.
A seguito del ritrovato amore per la musica e per la vita, Frusciante decide di fare un regalo ai propri fans. Così, nel 2001, fa uscire un album, comunemente chiamato Internet album - From The Sounds Inside, interamente scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale. Canzoni ancora sghembe, demos, vecchie idee, alternative takes, inediti, tutto inserito e impachettato in un album che sancirà l'inizio di un forte legame tra l'artista e il suo pubblico, usando il mezzo internet. Ascoltandolo ora si scoprono i bozzoli di alcune canzoni che ritroviamo complete negli album successivi. Quello che conta non è il valore musicale - che si allinea su quanto espresso nel primo album soprattutto - ma l'idea in sé.
La grande opportunità gli viene offerta tre anni dopo dalla Warner, che già lo aveva sostenuto nella realizzazione del precedente album. Finalmente potrà avere uno studio di registrazione e un budget più sostanzioso, e, quello che più conta, una distribuzione ed una visibilità mediatica più ampia. Alla prova della verità Frusciante non sbaglia, dando alle stampe Shadows Collide With People (2004, Warner) che riesce a sintetizzare tutta la musica che ha in testa. E' un album di idee, forse troppe e poco sviluppate, ma pur sempre un piatto ricco e vario. Si passa dall'indie rock melodico ("Song To Play When You're Lonely"), a qualcosa di più elaborato ("Carvel)", dalle solite canzonette surf pop ("Omission", "Ricky"), a escursioni in territori di elettronica sintetica e rumore ("Failure 33 Project").
Il progetto: 6 album in 6 mesi
Alla fine delle session di By The Way, Frusciante si è ritrovato con una montagna di registrazioni ancora inedite. Come fare per rispolverarle? L'idea di pubblicare 6 album in altrettanti mesi nasce spontanea nella sua bizzaria. Trova in una piccola label, ma affibiata a una major (segnatamente la Warner), il sì per la distribuzione ed eccoci qui a parlarne, a cose quasi del tutto avvenute. Seguire infatti tutte le orme edite dal Frusciante 2004 è impresa davvero difficile, e non solo per la mole. La varietà della proposta musicale (si va dalle home recordings appena appena pulite a delle lunghe jam sessions) riesce a distrarre anche l'orecchio più snob.
Il primo ad uscire è The Will To Death (2004, Record Collection). Questo è forse il più conforme alla storia musicale frusciantesca: non tanto per la melodia, quanto proprio per il modo di suonare quello strumento che lo ha reso famoso. I suoi tocchi sono un rispolvero del passato che fu, e sentirsi braccati già dai primi secondi ("A Doubt") con un riff ridisceso da "Sir Psycho Sexy" è oltremodo emozionante, soprattutto dopo aver dovuto buttar giù tutto d'un fiato il suono sintetico dell'ultimo lavoro dei Red Hot Chili Peppers. A riempire il resto ci pensano altre 11 canzoni che ripercorrono cavalcando tutto quello che il nostro già ha detto. Il concetto è lo stesso, ma le parole usate sono diverse. Poco orginale? Forse. Allora capita di sentirsi melodie pop come "A Loop" e "The Mirror": la prima, più intensa, non sfigurerebbe per qualità in "To Record Only Water For Ten Days", la seconda invece è una nenia imbarazzante degnissima di rappresentare giusto solo il periodaccio che sta vivendo la musica dei Peppers. Le cose tornano a girare nella maniera giusta nella seconda parte: "Far Away", con incipit orientaleggiante/mistico (ma di quello alla Aerosmith in "Nine Lives"), è a suo modo una discreta canzone. Così come lo sono "The Days Have Turned Away", (che ha un incedere, sembrerà strano, simile a Tracy Chapman) e la title-track "The Will To Death", che è una rivisitazione di "Scar Tissue" con un accordo in più. L'album è in definitiva il compendio degli ultimi 5 anni di musica, un frullato in cui Frusciante ha messo dentro davvero tutto, peccato che non si sia dimenticato di aggiungere le mele marce "bythewayane".
A nome "Ataxia" esce Automatic Writing (2004, Record Collection). E' questo il risultato della collaborazione a tre tra John Frusciante, il fido amico-collaboratore Josh Klinghoffer (leader dei losangelini Bycicle Thief) e Joe Lally (bassista dei Fugazi). Registrato in presa diretta nel giro di due giorni di studio, l'album è un Ep di 5 brani che riflettono la volontà sperimentale dei protagonisti. L'idea di base è semplice: partire da un giro di basso o da una nota di chitarra e ricamarci attorno una melodia ripetuta per parecchi minuti: a volte il gioco riesce ("The Sides" e "Montreal", quest'ultima con Joe Lally alla voce) a volte invece ne esce fuori solo fumo e molta noia ("Another"). In fase di post produzione qualche taglia e cuci non toglie l'idea di jam session che ne viene fuori ascoltandolo, nonostante Joe Lally non si sforzi particolarmente col suo basso. La voce di Frusciante si riappropria di tutte le inflessioni sfoggiate in 10 anni di carriera, dal pop fanciullesco melodico all'urlo isterico, dal falsetto al depresso. Con questo album John Frusciante lambisce le sponde del post rock, che era sempre stato lontano dal suo sentire, troppo istintivo e grezzo per elaborare con la sua chitarra una musica che è, di per sé, intellettuale.
Il DC EP (2004, Record Collection) consta di 4 pezzi registrati in un'unica sessione negli studi Innar Heads dei Fugazi a Washinghton D.C. A Frusciante viene offerta la possibilità di servirsi della sala prove dei Fugazi, di utilizzare gli strumenti e di registrare il tutto. Il nostro non si lascia certo sfuggire l'occasione, imbraccia la Les Paul Junior di Guy Picciotto, e inizia a suonare con Ian MacKaye (Minor Threat e Fugazi) alla produzione (è il primo album non autoprodotto da Frusciante stesso). Quello che poteva sembrare un'idea interessante si trasforma invece in un leccatissimo pop album. Tutto giocato su semplici riff, giri di chitarra accativanti, melodie malinconiche che entrano facilmente in testa. Alla fine dei 20 minuti si rimane però con un pugno di mosche in mano, le 4 canzoni se ne sono andate via lasciandosi dietro poco, pochissimo. E' un album formato da canzoni prenatalizie suonate davanti a un camino, canzoni che nascono in un momento, appena trovata la giusta melodia. Se non si chiamasse Frusciante, quest'album non sarebbe mai uscito.
Con Inside Of Emptiness (Record Collection, 2004) il nostro ritorna a suonare la chitarra e ad un'idea di rock seventies. Frusciante stesso in un'intervista rivela: "Se per The Will To Death i Velvet Underground che ho ascoltato sono quelli del terzo album, in questo mi sento più vicino a White Light/White Heat e a Lust For Life di Iggy Pop". Un rock duro, sporco, crudo come quello di Iggy Pop e un suono pieno di distorsioni come il secondo VU. Sono presenti entrambi gli ingredienti, sviscerati e presentati alla maniera frusciantesca. E' una visione adulta dell'esordio "Niandra", ma proprio per questo è privo della spontaneità/ingenuità che lo rese speciale. Si risente il solito Frusciante (pur nella sua veste migliore), alle prese con la melodia pop, con il falsetto, con il tocco di chitarra peppersiano. Ad emergere ci sono la ballata "A Film Kick" e la più sfacciatamente Iggy Pop-oriented "666" con inusuali urla.
Abbandonato l'hard-rock, in A Sphere In The Heart of Silence (Record Collection, 2004) Frusciante richiama il fido compare Josh Klinghoffer e si tuffa nel mondo dell'elettronica. Rispolvera l'esperienza "live" sotto il moniker "Performance" reiterata per una decina di volte nei locali losangelini; ritaglia il superfluo, cercando di condensare in forma canzone quello che era il frutto di pura improvvisazione elettronica, e annega il suono in synths, drum machine e orpelli elettronici. L'iniziale "Sphere" perpetua il proprio viaggio onirico per una decina di minuti, lambendo a tratti i territori della noia: in un mare di suoni sintetici, beats regolari a cadenzare il ritmo e sciabolate kraute, emerge un suono spaziale di chitarra elettrica. Tra una scialba "The Afterglow" e un'inconcludente "Walls" si salvano la melodia rallentata di "Communique", cantata da Josh Klinghoffer che si accompagna anche al pianoforte, e la conclusiva "My Life" che col suo incedere folky pop ha davvero poco da spartire con l'anima indietronica dell'album. Più che un album di Frusciante, "A Sphere In The Heart of Silence" è il cazzeggio notturno di due amici, dopo aver passato tutto il pomeriggio ad ascoltare "Vespertine" di Bjork e "Amnesiac" dei Radiohead.
Curtains (Record Collection, 2005) chiude l'ambizioso progetto dei sei album in altrettanti mesi con il più classico del songwriting frusciantesco. Lasciate alle spalle le fughe in territori musicali a lui poco consoni, John Frusciante ritorna a fare quello che gli riesce meglio. Con un registratore a 8 tracce, sdraiato sul pavimento di casa, registra una dozzina di canzoni a metà strada tra l'istintività di "To Record Only Water For Ten Days" e l'attenzione armonica, specie per le sovraincisioni di chitarra e basso, propria di "Shadows Collide With People". Il ripresentarsi con l'abito del cantautorato indie-lo-fi ha il pregio, quantomeno, di riascoltare un Frusciante nella sua intimità, alle prese con il gioco melodico tra voce e chitarra. Purtroppo il giochetto alla lunga stanca e risultare originale quando in un anno si sono pubblicati 7 album è dannatamente difficile. "Curtains" è il colpo di coda dell'intero progetto ed è l'album migliore della serie unitamente a The Will To Death: album, questi ultimi due, tra loro simili, in quanto rappresentano su disco il lato acustico, intimo e sincero di Frusciante che, evidentemente, esprime il meglio di sé proprio quando si cala in queste vesti.
La musica di John Frusciante si è inflazionata; l'esperienza "mistica" e totalizzante di un tempo è scomparsa, a favore di un "fordismo" musicale che poco ha a che fare con la qualità. E' umanamente capibile la voglia del chitarrista dei Red Hot Chili Peppers di diffondere tutta la sua musica, soprattutto in un momento personale così prolifico. Tuttavia, quella musica che è per Frusciante una medicina anestetizzante delle sue psicopatie diventa spesso ripetitiva, noiosa e poco interessante ai più. Frusciante non è un Klaus Schultze, un Frank Zappa, un Captain Beefheart: il suo sperimentare nuovi territori musicali non ha valore artistico, ma è puro cazzeggio. E il cazzeggio musicale può, tutt'al più, interessare gli indefessi fan del chitarrista losangelino. Non sono certo mancati i buoni spunti lungo l'esperienza dei 6 album, ma ben più numerose sono state le cadute di tono e la noia ha spesso preso il sopravvento su tutto il resto.
2 biografia I Red Hot Chili Peppers sono gli inventori e i precursori del fenomeno funky-metal: un miscuglio di funk, punk, rock e musica psichedelica.
Questo gruppo di Los Angeles nasce quasi per scherzo nel 1983. La prima formazione del gruppo è: Hillel Slovak alla chitarra, Jack Irons alla batteria, Flea al basso e il rapper bianco Anthony Kieds, fondatore del gruppo, alla voce. In poco meno di un anno, grazie alla loro carica e alle loro stravaganze, riescono ad ottenere un contratto discografico con la EMI.
Nel 1984 esce il primo album, intitolato "The Red Hot Chili Peppers". Il disco dà il primo esempio, anche se non perfettamente riuscito, del miscuglio di suoni che li caratterizza.
L'anno successivo esce "Freaky stiley", un disco anomalo per la band, plagiata dal produttore padre del funk George Clinton. Infatti quest'album è levigato e smussato togliendo forza e velocità ai Red Hot; inoltre la chitarra fa fatica a emergere tra ritmi dance e voci filtrate.
Questo nuovo corso votato al funk non porta i frutti sperati e fa tornare il gruppo sui suoi passi, sotto l'ala protettiva del nuovo produttore Michael Beinhorn.
Nel 1988 esce il terzo album, "The umpliftmofo party plain". La band torna indietro e finalmente riesce a mettere a fuoco quel guazzabuglio di suoni che renderà il gruppo famoso.
Sempre nel 1988, quando finalmente il gruppo riesce a trovare una stabilità sonora, muore per overdose il chitarrista Hillel Slovak, cosa che mina la stessa esistenza del gruppo che perde per strada anche il batterista Irons (in seguito unitosi ai Pearl Jam). Flea e Kieds vanno allora alla ricerca di nuovi componenti, e li trovano nel gigantesco batterista Chad Smith e in un giovane chitarrista di New York, John Frusciante.
Nel 1989 esce l'album che li farà conoscere al mondo intero: "Mother's milk". Finalmente il gruppo riesce a incidere su disco l'energia che li contraddistingue, grazie anche al nuovo produttore Rick Rubin. L'album ha un successo strepitoso, e rende nota a tutto il mondo la filosofia di vita dei "peperoncini" che si può sintetizzare nel motto "una risata guarisce ogni male". Fa inoltre ottenere al gruppo due nomination agli MTV Music Awards. Questo disco finalmente mette la band sulla strada maestra che porterà al loro capolavoro.
I Red Hot, motivati più che mai nello scrivere canzoni che rimanessero nella storia del rock, con un'intesa perfetta con Rubin, entrano in studio e danno vita a uno dei dischi meglio riusciti dell'era moderna.
Nel 1991 esce "Blood sugar sex magic", in cui la ben oliata band licenzia canzoni indimenticabili. Da ricordare in particolare "Under the bridge", bellissima ballata malinconica che fa intravedere il nuovo corso intimista della band e le fa vincere due MTV Music Awards. Il disco ha un successo strepitoso, non ancora ripetuto dalla band, confermato anche dal successivo "Blood Sugar Sex Magic Tour".
Ma il troppo stress e l'abuso di droghe di vario tipo portano Frusciante ad abbandonare il gruppo. Nel 1993-1994 il gruppo cerca un nuovo chitarrista, e lo trova in Dave Navarro, già chitarrista dei Jane's Addiction, un gruppo psichedelico figlio della Los Angeles più schizofrenica. L'inserimento di Navarro, seppur difficile dal punto di vista stilistico, risulta una vera e propria novità nel sound dei Red Hot, che virano verso il rock psichedelico lasciando in un cassetto il funk.
Il disco con la nuova formazione esce nel 1995 e si intitola "One hot minute". Il ritorno in studio dopo ben quattro anni ha un successo strepitoso, e l'album rimane per molte settimane in classifica.
Ma nel 1997 anche Navarro lascia la band per motivi musicali. Kieds va a ritroso nel tempo e ripesca da una clinica di disintossicazione il vecchio Frusciante, e con lui riprendono il discorso troncato dopo il 1991.
Nel 1999 esce "Californication", un disco triste e malinconico in cui il corso intimista della band prende il sopravvento sul lato funk. Infatti questo album risulta pieno di ballate simili per stile a "Under the bridge". Questo nuovo prodotto discografico dei "peperoncini" ha un grande successo, supportato da ben cinque singoli, e resiste in classifica per due anni e vincendo anche moltissimi premi.
Siamo ormai ai giorni nostri. Nel 2002, dopo tre anni di assenza, i Red Hot pubblicano il nuovo album: "By the way". In questo album la parte malinconica ha preso completamente il sopravvento (in relazione anche al disco di Frusciante solista del 2000), infatti scompaiono completamente gli svarioni funk: si tratta di una scelta della band, giustificata dicendo, avendo ormai raggiunto un livello invidiabile di successo, di poter decidere liberamente che stile usare in un album senza dover essere costretta a scelte di tipo commerciale.
Finalmente i Red Hot Chili Peppers si sentono uniti e liberi da tutto e da tutti, e finalmente possono suonare solo per il piacere di farlo. In fondo è proprio per questo che, generalmente, si inizia a suonare in un gruppo...
La band effettua subito un giro di concerti negli States, dove tra un tutto-esaurito e l'altro riescono a dare alle stampe un secondo singolo, "The zephyr song". In autunno arrivano in Europa esibendosi in Inghilterra e Germania, e a inizio 2003 sbarcano in Italia per cinque concerti (due a Milano, due a Roma e uno conclusivo a Bologna) per poi continuare con Spagna, Francia, Svizzera e tutto il nord Europa. "Can't stop" diventa il terzo singolo estratto, con l'intento di far risalire le vendite dell'album che aveva perso un po' di posizioni dopo essere rimasto per sette mesi in testa. Tra la primavera e l'estate i Red Hot aderiscono anche a una serie di festival tra la quale il "Coachella festival" e a un mega-concerto per il 31 agosto allo Slane Castle di Dublino, con cui si chiude il tour. In giugno arriva il quarto singolo (solo per il mercato europeo): "Universally speaking"; per non lasciare i fan americani a bocca asciutta, per loro c'è "Dosed". A un anno dalla sua uscita "By the way" raggiunge quota 11 milioni di copie vendute, e secondo la rivista Spin i Red Hot Chili Peppers sono al 9° posto tra i gruppo più importanti della storia.
Nel frattempo John Frusciante annuncia per il febbraio 2004 il suo quarto disco solista ("Shadows collide with people") e collabora insieme al fido compagno Flea ai dischi di Mars Volta ("Deloused in comatorium") e di Ziggy Marley, figlio di Bob ("Dragonfly").
In novembre, per festeggiare i venti anni dalla nascita, esce "Greatest hits", seconda raccolta ufficiale del gruppo accompagnata da un DVD con 16 videoclip storici della band; contemporaneamente arriva anche un secondo DVD: "Live at Slane Castle". Una nuova serie di concerti accompagnerà i R.H.C.P. in giro per il mondo (Italia compresa) nell'estate 2005, mentre già si parla del prossimo disco, attualmente in registrazione da parte del quartetto Californiano.
Edited by pearljam93 - 15/7/2006, 19:32 |